Conclusioni

Avvicinandoci verso la fine di questo breve saggio vediamo quali possono essere le conclusioni che è possibile raggiungere a partire da una visione dell'uomo isolato all'interno del proprio mondo ma collegato alla società tramite un fondamentale cordone ombelicale.

Il punto di partenza consiste nell'osservazione che ogni testa contiene un mondo a parte unico ed irripetibile.
Le concezioni che ogni uomo ha in mente sono il frutto di un percorso legato alla singola storia dell'individuo: esse sono assolutamente originali.
L'uomo è però un essere sociale che partecipa attivamente alla vita della società globalmente intesa.
Nessuno ha la possibilità di verificare personalmente quanto altri gli propongono e quindi deve in una certa misura fidarsi di ciò che altri gli dicono di aver sperimentato.

In questo contesto la ricerca della verità si pone come obiettivo doppiamente problematico, da una parte la possibile fallacia della propria percezione e dall'altro la inverificabilità pratica delle informazioni che la società mette a disposizione ad ogni singolo individuo.
Il pensiero meccanico, che si delinea come una memoria associata a processi di elaborazione, è una utile immagine per descrivere ciò che di automatico esiste nel pensiero e nel comportamento umano.

Molti dei nostri processi cognitivi sono basato sul pensiero meccanico. Una delle sfide dei prossimi anni consiste nella verifica se il pensiero meccanico sarà in grado di affrontare la complessità della realtà.
Se riuscirà, nel contesto caotico del divenire, a produrre conoscenze che possano essere affidabili ed utili per il genere umano.
Il procedere della conoscenza scientifica scuote alle fondamenta il modo comune di pensare e mette in dubbio le certezze della vita quotidiana.

E' estremamente utile osservare che le principali difficoltà cognitive che assillano il pensiero umano sono presenti inevitabilmente anche alla base di un pensiero più semplice riprodotto meccanicamente.

Il pensiero meccanico può sbagliare? Per come lo conosciamo ora il pensiero meccanico risulta essere completamente determinato.
Il teorema di Godel dimostra che il pensiero meccanico fintanto che utilizza processi completamente analitici non può essere completo.

Introducendo elementi come la complessità, la stocasticità, l'interconnessione nel pensiero meccanico si ottengono nuove possibilità che ne ampliano le caratteristiche a dismisura. L'effetto silenzio e l'effetto rumore presente nelle attuali applicazioni è ben noto; il sistema può non trovare la risposta oppure può rispondere in maniera sovrabbondante.

La risposta può non essere corretta quando le rappresentazioni delle informazioni non sono corrette, anche se i processi sono affidabili, non è detto che i risultati delle elaborazioni, quando intervengono processi di accumulazione, debbano essere corretti, ovvero corrispondenti alla realtà.

Un algoritmo automatico non può intenzionalmente modificare i dati su cui opera in maniera non predefinita, essendo un processo statico, cristallizzato, non può alterare la propria struttura o comportarsi in maniera diversa da quanto previsto nel proprio codice.

In questo senso il pensiero meccanico può essere ingannato, operando su dati incompleti o incerti, ma non può uscire dai binari stabiliti dalle proprie caratteristiche basate su algoritmi deterministici e causali.

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