Il pensiero globale


L'uomo è un essere sociale.
L'individuo isolato e lasciato a sé stesso ha poche possibilità di sviluppo.
Le conoscenze accumulate nella storia dalla società costituiscono un importantissimo patrimonio culturale a cui i singoli individui possono attingere liberamente.

Noi vestiamo abiti che altri hanno fabbricato, utilizziamo prodotti che altri hanno costruito, ragioniamo su teorie che altri hanno pensato. L'uomo moderno è l'uomo che ha scoperto in un colpo solo la capacità di accendere un fuoco, la locomotiva a vapore e la teoria della relatività.
Le conquiste dell'umanità si sono sedimentate in un lungo processo storico che dura da migliaia di anni e che recentemente hanno subito un notevole salto con la realizzazione di innovativi prodotti tecnologici soprattutto nel campo della comunicazione.

Il pensiero prodotto complessivamente dalla società si può definire come pensiero globale ed abbraccia ogni campo del sapere. I mezzi di comunicazione propri della civiltà contemporanea consentono alle idee di diffondersi capillarmente in ogni parte del globo. Il risultato è una evoluzione a ritmi sempre maggiori nel campo delle concezioni sia scientifiche che umanistiche.
La competizione tra le idee da luogo a una selezione delle teorie che maggiormente rispondono alle aspettative sia teoriche che pratiche.

Un aspetto che sempre più diviene importante è quello economico.
La tecnologia e i processi produttivi in generale si avvalgono di questa enorme potenzialità costituita dall'approccio globale ai problemi.
Il globo intero risulta ormai completamente interconnesso tramite canali di comunicazione che collegano ogni parte della terra.
Il pensiero di un singolo individuo, una volta formalizzato nel linguaggio e comunicato, diviene un potenziale a disposizione dell'intera comunità.

La comunità scientifica si pone come garante per il vaglio e la selezione delle teorie che si presentano come valide e promettenti. Questo processo di accumulazione delle informazioni, in una memoria storica che trascende il singolo individuo, è animata da una vita propria. Il meccanismo proprio del pensiero meccanico si realizza in una scala mondiale in cui la memoria e i processi elaborativi sono costituiti dai supporti oggettivi messi a disposizione della tecnologia moderna.

La società si comporta come un enorme organismo complesso che sulla base del pensiero e delle azioni dei singoli individui elabora le proprie strategie di sopravvivenza e sviluppo. La necessità di regolamentare i comportamenti sociali ha prodotto nella storia un corpo di leggi sedimentate e riprodotte nei codici civili vagliate ed accettate dai singoli cittadini.
L'individuo contribuisce alla definizione delle norme di comportamento a cui tutti debbono sottostare, ma tali norme vengono generalizzate e formalizzate in un corpo di leggi che di ritorno gravano sull'individuo stesso in una modalità che ha il sapore dell'imposizione.

La suddivisione dei compiti e degli ambiti di competenza è una inevitabile necessità intrinseca all'organizzazione della società stessa. I principali meccanismi di funzionamento dei rapporti sociali e di conseguenza dei rapporti tra singoli individui si basano sulla competizione da una parte e sulla solidarietà dall'altra. La competizione produce sviluppo ma anche larghe sacche di emarginazione, la solidarietà viene in aiuto alle frange più sfortunate del tessuto sociale ma produce anche immobilità e recessione.

L'alternarsi di questi due poli opposti costituisce il divenire storico proprio dell'evoluzione di ogni tipo di società ed in particolare di quella moderna.
I meccanismi di adattamento e selezione alla base dell'evoluzione biologica si riproducono nei meccanismi produttivi ed economici che caratterizzano lo scambio internazionale di merci e prodotti.
Anche nella sfera puramente speculativa possiamo assistere alla lotta delle idee e delle teorie esplicative; una vera e propria lotta per la sopravvivenza nel mondo delle idee: si sviluppano quelle più adatte.

La verifica o la confutazione di una teoria avviene nel contesto di interessi sociali che ne sottolineano l'utilità pratica.
Allo stesso modo che in una catena di montaggio ogni settore della società analizza una teoria sulla base del proprio punto di vista e l'affermarsi di una determinata interpretazione segue le leggi della reciproca competizione, fosse anche soltanto per la potenza esplicativa.

Il consenso è la merce più richiesta. Le idee lasciate libere di circolare all'interno della società possono produrre effetti imprevedibili e a volte devastanti. La conoscenza puramente speculativa dell'uguaglianza tra massa ed energia ha prodotto la bomba atomica.
La società è un organismo complesso in cui agiscono molteplici fattori, non sempre è possibile ricostruire in una catena logica di reazioni di causa ed effetto ciò che particolari ideologie hanno provocato.

La società crea e distrugge inesorabilmente le proprie ideologie. Il corpo di conoscenze acquisite dalla società è ciò che viene elaborato, ed è ciò che può essere trasformato: il campo stesso del trasformabile e quindi del divenire storico.
Ogni elaborazione dell'intera massa di conoscenze è continuamente interpretata e corretta nel corso dell'esperienza futura, dove le ipotesi non possono mai trasformarsi in verità definitive.

Gli obiettivi e gli scopi che ciascun individuo si pone vengono rispecchiati negli obiettivi e scopi dell'intera società moltiplicati di un fattore enorme dovuto alla sinergia di miliardi di individui.
La conquista dello spazio è un esempio di come l'aspirazione del singolo di viaggiare nello spazio si realizza in progetti e missioni spaziali.

Anche i film di fantascienza sono un prodotto di tale aspirazione. La cultura dell'immagine che stiamo attraversando in questo periodo storico ci proietta in un futuro carico di fantastiche realizzazioni. Le potenzialità dei singoli amplificata dalla tecnologia apre nuovi orizzonti alle reali concretizzazioni delle più ardite fantasie. Il mondo dell'immaginario trova sempre più spazio nella produzione culturale potenziata dalla tecnologia multimediale.
La realtà si diversifica e si amplifica sospinta sempre più dalla riproducibilità di immagini, suoni, scritti nel mondo telematico.

Si affaccia come possibilità concreta la realtà virtuale. Ma la vita di tutti i giorni si appoggia sulle leggi del potere economico. I rapporti di produzione, seppur analizzati e concettualizzati in ideologie storiche, governano le relazioni tra individui secondo un disegno caotico e sostanzialmente imprevedibile.
Essi sono soggetti alla libera volontà, che si scontra con il potere effettivo, lasciata ai singoli individui; e non potrebbe essere diversamente.

Nel vasto repertorio di pluralità di idee ognuno sceglie secondo propri gusti e tendenze naturali e con tale scelta contribuisce al divenire del mondo nella sua globalità. Le conquiste storiche del pensiero globale si sedimentano e si accumulano giorno per giorno nella memoria collettiva. Una volta raggiunta la conoscenza di una legge particolare essa diviene patrimonio culturale di tutta l'umanità.
La scienza procede dunque anche se frammentata e suddivisa in molteplici ambiti di competenza ma è impossibile prevederne lo sviluppo.

Essa procede sospinta da forze legate a meccanismi irriducibili ad un unica causa, procede spesso in maniera casuale guidata da obiettivi occasionali che si rinnovano continuamente. In un mondo in divenire, dove l'azione dell'uomo è l'aspetto emergente del divenire, la verità del mondo non esiste, ma è prodotta dall'azione dell'uomo, e il successo dell'azione è la prova sperimentale delle ipotesi in base alle quali si agisce.

Tutto ciò che può essere accettato dall'uomo è solo un'ipotesi, giacché non esiste alcuna logica assoluta che stia al fondamento delle varie forme di elaborazione dei dati dell'esperienza. L'uomo è un organismo complesso, il cui sviluppo non ha soltanto una matrice biologica, ma anche culturale. La cultura, ovvero il corpo di conoscenze sedimentate nella storia, possiede una vita propria ed una propria autonomia.
La ricerca dei valori che possono essere assimilati e condivisi da tutti perché connessi ai fondamenti della vita sociale, è una ricerca in cui la filosofia troverà non rivali, ma coadiutori negli uomini di buona volontà.

L'uomo assume un atteggiamento acritico rispetto all'esistenza e ciò conduce frequentemente ad una accumulazione di errori. Ma nell'evoluzione globale dell'esistenza umana sarebbe uno spreco di tempo investigare nuovamente, prima del loro uso, tutti quegli oggetti concettuali o percettivi che sono stati stabiliti e confermati nelle precedenti indagini prodotte autonomamente o frutto del pensiero di altri.

La negazione dell'esistenza di dati immediati, autoevidenti e incontrovertibili è uno degli aspetti più rilevanti messo in luce dalla ricerca filosofica contemporanea. La scienza può proporsi come capacità radicale di interpretazione e trasformazione del mondo solo in quanto è un sapere intersoggettivo, condiviso da tutti i suoi cultori qualificati e in grado di produrre risultati percepibili da chiunque nello stesso modo.
Emerge la tendenza a considerare l'accordo intersoggettivo come il criterio fondamentale sulla cui base stabilire il valore razionale delle diverse teorie.

L'assunto sottinteso consiste nella constatazione che gli uomini vanno d'accordo quando si limitano alla conoscenza degli oggetti dell'esperienza, e che invece l'accordo finisce quando, oltrepassando i limiti dell'esperienza, costruiscono degli asserti intorno a presunti oggetti non empirici che non sono immediatamente osservabili.

Il senso della realtà sarebbe in sostanza una conseguenza dovuta all'eredità genetica di cui tutti facciamo parte. La fisiologia dell'occhio è uguale in tutti gli uomini e tutti ci accordiamo facilmente quando indichiamo per esempio il colore verde: il verde è percepito nella stessa maniera da chiunque. Quale caos potrebbe originarsi se improvvisamente si perdesse questa fondamentale sincronizzazione del livello percettivo?

Nel suo sviluppo il pensiero filosofico si rende conto che il riferimento delle proposizioni della scienza al dato extralinguistico dell'esperienza, lungi dal favorire, finisce col rendere impossibile l'intersoggettività della scienza stessa.
E' vero che gli uomini vanno d'accordo quando parlano di oggetti empirici, ma l'intersoggettività della scienza risiede il quel parlare, cioè nel linguaggio, e non nei dati vissuti cui il linguaggio intende riferirsi, che sono inevitabilmente i miei dati vissuti e che quindi costituiscono una dimensione privata e soggettiva.

Se l'esperienza, sulla cui base si verificano e prendono significato le proposizioni, è sempre la mia esperienza, il sistema di conoscenze che in questo modo si ottiene è sempre, nonostante ogni intenzione in senso contrario, la mia personale, individuale costruzione del sapere. Come riesce, con tali presupposti, la scienza ad essere un sapere pubblico, controllabile e valido per tutti gli uomini? Per di più, ulteriori sviluppi della filosofia negano il valore di verità assoluta non solo alle proposizioni della scienza, ma anche alle proposizioni che si riferiscono al dato immediato dell'esperienza.

Infatti chiunque sperimentasse eventi che fossero in contrasto con il sapere oggettivato della scienza, potrebbe pretendere di negare non solo ogni sapere altrui, ma lo stesso sapere scientifico.
Tutto ciò non intende negare l'esistenza e la dignità della singola esperienza, tutt'altro, ma come base della scienza intersoggettiva è opportuno assumere le proposizioni che si riferiscono al dato immediato dell'esperienza.

L'opportunità di tale assunzione non è data dal fatto che queste proposizioni corrispondono all'esperienza, che è sempre soggettiva, ma dal fatto che tali proposizioni sono quelle che più di ogni altra raccolgono il consenso degli uomini e di coloro, gli scienziati, che tra gli uomini godono di un particolare credito come osservatori dell'esperienza.
Chi ci assicura che una qualsiasi proposizione del linguaggio che parla di dati immediati spazio-temporali dell'esperienza, corrisponda effettivamente a qualcosa che è stato osservato?

Come colmare il salto di rappresentazioni a cui è soggetta l'esperienza che procede dalla percezione alla concettualizzazione? Il linguaggio è per eccellenza ciò che deve essere interpretato, e che quindi non può mai garantire la verità assoluta delle interpretazioni che di esso vengono date dai singoli individui. L'esperienza, che presenta sempre fatti particolari e individuali, non può mostrare la verità di proposizioni universali e generali, come quelle che filosofia e scienza intendono enunciare.

La previsione epistemica ritiene di non poter essere smentita da alcun evento che nel mondo possa verificarsi, la pianificazione scientifico-tecnologica accetta invece questa possibilità e quindi ritiene di essere effettivamente smentita da certi eventi del mondo, e modifica o sostituisce quella parte di sé stessa che a suo avviso è stata smentita.

In sostanza la scienza accetta come possibilità che la natura possa improvvisamente e radicalmente sbarazzarsi di tutte le regolarità empiriche sinora rilevate intorno al suo comportamento.
La scienza e la tecnica non potrebbero funzionare se non si trovassero all'interno di un sistema altamente sviluppato e concentrato.

Soprattutto in rapporto all'incidenza sempre maggiore, nella vita dell'uomo, degli automatismi, della cibernetica, dei calcolatori, delle macchine pensanti e dell'ingegneria genetica, ci si rende conto oggi del pericolo che la libertà dell'uomo resti soffocata dalla pianificazione operata dall'apparato scientifico-tecnologico. L'apparato scientifico-tecnologico non è completamente neutrale ma è soggetto a pressioni di natura economica e pratica.

Inizialmente il denaro è un mezzo per entrare in possesso di merci e tale possesso e il correlativo consumo sono lo scopo del processo economico; in seguito il denaro diventa lo scopo di tale processo, cioè la produzione di merci diventa il mezzo per possedere quantità sempre maggiori di denaro.
L'esistenza dell'uomo tende a trasformarsi, sempre più decisamente, e proprio grazie all'apparato tecnico-scientifico, in un sistema globale di interdipendenze che avvicinano le regioni più lontane della Terra.

L'apparato tecnico-scientifico fagocita le principali risorse della Terra e le utilizza per il proprio scopo principale: aumentare sempre più la propria potenza sia distruttiva che costruttiva. In questo processo di crescita senza limiti, l'apparato tecnico-scientifico, distrugge inesorabilmente ogni ideologia. La storia ha finora documentato l'esperienza di tribù, culture, classi sociali e nazioni.
Con l'unificazione materiale del pianeta verificatasi in questo secolo e con il riconoscimento dell'interdipendenza di tutti coloro che lo abitano, sta ora per incominciare la storia dell'umanità intesa come un solo popolo.

Il lungo e lento incivilimento del carattere umano è stato uno sviluppo sporadico, ineguale e, come tutti ammettono, iniquo nei vantaggi materiali che ha conferito. E tuttavia, dotati di tutta la ricchezza della varietà genetica e culturale che si è sviluppata nel corso delle ere passate, gli abitanti della terra sono ora sfidati ad attingere al loro retaggio collettivo per assumersi, consapevolmente e sistematicamente, il compito di disegnare il proprio futuro.

I presupposti che informano la maggior parte dell'attuale pianificazione dello sviluppo sono essenzialmente materialistici. Vale a dire, lo scopo dello sviluppo è definito in termini di proficua promozione in tutte le società di quei mezzi per il conseguimento del benessere materiale che, attraverso tentativi ed errori, sono giunti a caratterizzare alcune regioni del mondo. In verità qualcosa sta cambiando nel discorso sullo sviluppo, per venire incontro alle diversità delle culture e dei sistemi politici e in risposta agli allarmanti pericoli creati dal degrado ambientale. Ma i presupposti materialistici di base restano sostanzialmente incontestati.

Quello che vale nella vita dell'individuo ha una controparte nella società umana. La specie umana è un complesso organico, l'elemento di punta del processo evolutivo.

Che la coscienza umana operi necessariamente attraverso un'infinita varietà di menti e di motivazioni individuali nulla toglie alla sua sostanziale unità. In verità, è proprio l'intrinseca diversità che distingue l'unità dall'omogeneità o uniformità. Quello che i popoli del mondo stanno sperimentando oggi è il loro conseguimento collettivo della maturità ed è in questa emergente maturità della razza che il principio dell'unità nella diversità trova piena espressione. Dai primi inizi del consolidamento della vita familiare, il processo dell'organizzazione sociale è successivamente passato dalle semplici strutture del clan e della tribù, alle molteplici forme delle società urbane, alla nascita degli stati nazionali e ciascuno di questi stadi ha dischiuso una messe di nuove opportunità per l'esercizio delle capacità umane.

Chiaramente, il progresso della razza non è avvenuto a spese dell'individualità umana.

Mentre l'organizzazione sociale cresceva, contemporaneamente anche l'ambito dell'espressione delle capacità latenti in ogni essere umano andava allargandosi. Dato che fra l'individuo e la società vi è un rapporto di reciprocità, la trasformazione che oggi si richiede deve verificarsi simultaneamente nella coscienza umana e nella struttura delle istituzioni sociali. E` nelle opportunità fornite da questo duplice processo di cambiamento che una strategia per lo sviluppo globale può trovare il suo scopo. In questo momento cruciale della storia, quello scopo dev'essere la creazione di fondamenta durature sulle quali possa a poco a poco prender forma una civiltà planetaria.

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