Astrazione e generalizzazione

La capacità di costruire teorie astratte a partire da dati empirici è una caratteristica fondamentale propria degli esseri umani. In particolare il pensiero filosofico ha individuato nel tempo molte categorie astratte come per esempio il bello, il bene, il vero, il giusto.
Le categorie sono comunicate attraverso il linguaggio e il lavoro dei filosofi converge negli sforzi di definire con precisione il significato di ciascuna categoria.

Ma il linguaggio è pura convenzione e in quanto tale non è in grado di comunicare l'essenza dei concetti elaborati singolarmente da ciascun individuo che partecipa al dialogo. Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace.
Per tale ragioni alcuni pensatori si sono scagliati contro i limiti del linguaggio: su ciò che non si può dire conviene tacere.

Per fortuna (o per miracolo) il linguaggio consente la comunicazione tra individui: lo scambio di idee avviene spesso senza che vi siano appariscenti incomprensioni o fraintendimenti.
Bene o male le teorie sul mondo che un individuo riesce ad elaborare possono essere comunicate, confrontate ed (eventualmente) accettate da altri individui tramite il linguaggio.
Il pensiero in tal modo diventa oggettivo, può essere travisato, ma una volta che un'idea viene comunicata non appartiene più al singolo soggetto.

La chiarezza dei messaggi diventa una proprietà altamente desiderabile, maggiore è la chiarezza (e semplicità) di un messaggio e maggiore è la probabilità che non venga frainteso; maggiore è l'efficacia della comunicazione.
Le teorie che sono maggiormente significative sono quelle in cui si forniscono spiegazioni dei fenomeni in termini di causa ed effetto.

La mente di fronte ad un evento si mette subito alla ricerca delle possibili cause che lo hanno determinato.
La legge di causa ed effetto presuppone una interazione tra gli eventi.
Un esempio di interazione è la seguente: la presenza di una massa causa una forza proporzionale al quadrato della distanza in una massa ad essa vicina, per cui le due masse si attirano.

La fisica non ci dice perché le masse si comportano in questa maniera ma ci dice soltanto che ciò avviene e come avviene. Consideriamo la seguente banale esperienza:

"Un uomo vuole passare attraverso una porta. Ma la porta sembra chiusa ed egli non può passare."

Questo è un esempio di impossibilità logica. Cosa può pensare quest'uomo?

  1. che è impossibile passare oltre la porta
  2. che non vuole più passare oltre la porta (rinuncia)
  3. che la porta non esiste è soltanto un proprio limite
  4. che la porta debba essere abbattuta (volontà di potenza)
  5. che per passare oltre la porta è necessario aprirla.
  6. che non è in grado di aprire la porta (perché non ha la chiave)
  7. che ha bisogno di qualcuno che apra la porta
  8. che con la chiave può aprire la porta e passare
  9. che non è necessaria la chiave ma basta spingere la porta
  10. che non bisogna spingere la porta ma tirarla verso di sé

Questo è un esempio di teorie che possono essere formulate in tale circostanza.
Le leggi fisiche governano gli eventi e l'uomo deve vagliare le proprie possibilità di azione in accordo con tali leggi.
Solo quando l'uomo passa all'azione le teorie che ha formulato possono rivelarsi più o meno fondate.
Fintanto che resta davanti alla porta a speculare sui fatti dell'esperienza nessuna delle teorie che egli formula può essere verificata.

Spesso una teoria viene scelta sulla base dell'eleganza e semplicità che esse presenta all'intelletto.
Eleganza e semplicità sono caratteristiche che sembra possiedano le leggi di natura; è una sorpresa, le leggi di natura sono accessibili alla mente proprio grazie all'economia logica che le caratterizza.
Che le leggi di natura siano descrivibili tramite il formalismo matematico è una conseguenza della conservazione delle proprietà essenziali dei fenomeni quando vengono tradotti in rappresentazioni matematiche.

Quando facciamo una telefonata la nostra voce viene codificata in segnali elettrici, trasmessa ed infine decodificata di nuovo in onde sonore.
In questo processo di codifica il messaggio che vogliamo comunicare si conserva sostanzialmente inalterato.

Allo stesso modo la matematica descrive i fenomeni codificandoli nel proprio linguaggio, ebbene in questo processo l'essenza dei fenomeni stessi si conserva.
Ma così come la voce riprodotta dal telefono non è più la stessa che era in origine anche la realtà interpretata dalla matematica non è più la stessa.
La matematica è in grado di descrivere i fenomeni nei loro caratteri essenziali ma non è in grado di esprimere la realtà compiutamente essendo essa forzatamente astrazione e rappresentazione.

L'uomo è in grado di allargare i propri limiti percettivi attraverso la costruzione e l'uso di appropriati strumenti. La matematica rappresenta uno (forse il principale) di tali strumenti. Tramite la conoscenza delle cause e degli effetti l'uomo può avventurarsi lungo il percorso della deduzione logica.
Capacità di analisi e di sintesi sono i due pilastri che guidano il progresso nella indagine delle leggi naturali.
Analizzare, quindi spezzettare in parti separate, i fenomeni è un primo passo che viene comunemente utilizzato nella ricerca scientifica.

Le informazioni così raccolte debbono poi essere ricucite in un tutto armonico e consistente: processo di sintesi.
Più le teorie sono astratte più sono necessarie condizioni sperimentali complesse ed articolate; la verifica di una teoria fisica può comportare la costruzione di apparati sperimentali estremamente sofisticati.
L'osservazione del cielo consente agli astronomi di osservare fenomeni estremamente distanti dalla nostra esperienza comune; l'universo può essere visto come un enorme laboratorio sperimentale.

Lo studio dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo consente l'accesso a campi di esperienza assolutamente al di fuori di ciò che possiamo definire come logica del senso comune.
La logica del senso comune assume come scontati una moltitudine di concetti elaborati sulla base della normale esperienza di vita.
Per esempio si dà per scontato che un effetto non possa precedere nel tempo una causa: la causa viene sempre prima dell'effetto.
Ma se analizziamo per un attimo da dove scaturisce l'ovvietà di questa assunzione possiamo notare come essa sia una diretta conseguenza del fatto che i nostri processi mentali avvengono nel tempo.
La nostra stessa fisiologia è soggetta al tempo in quanto i processi di trasmissione dei segnali nei nostri canali sensoriali avvengono in successione temporale: la memoria colloca nel proprio tempo psicologico gli eventi che percepisce.

Ma il senso comune ritiene scontati anche altri concetti meno radicali della relazione causa effetto, per esempio l'impenetrabilità dei corpi solidi.
Anche questa assunzione è rintracciabile nella formazione di concetti a partire da esperienze sensibili: il bicchiere non penetra il tavolo su cui è appoggiato.
Ma la maggior parte della materia è costituita dal vuoto e quando il bicchiere viene sostituito da un neutrino allora esso può penetrare nel tavolo con estrema facilità.

Dare per scontati i concetti che maggiormente utilizziamo nei nostri ragionamenti costituisce un grande vantaggio per l'economia del nostro pensiero; i ragionamenti logici utilizzano il corpo di conoscenze acquisite storicamente procedendo alla superficie dell'ontologia dei concetti. Scavare un pozzo nel deserto può anche essere un modo interessante per trascorrere il tempo ma certamente lo diviene ancor di più se lo scavo serve a trovare il petrolio.
Mettere in discussione la consistenza dei concetti che utilizziamo solitamente può essere un interessante gioco intellettuale ma indubbiamente diventa utile solo nel caso in cui ci sia un tornaconto.

Nella storia del pensiero scientifico è successo che i dati sperimentali hanno costretto i fisici a mettere in discussione concetti cardine propri della logica e del ragionamento filosofico. La spiegazione del dato anomalo che richiede una revisione dei propri concetti risulta essere estremamente fecondo ai fini di una coerente teoria conoscitiva sulla natura delle leggi fisiche.
Le conoscenze accumulate dalla scienza non sono utili solo a fini pratici, per la realizzazione di macchine e prodotti tecnologici, ma anche per colmare la sete di conoscenza del singolo, per permettere agli individui che fanno parte della società di costruire proprie teorie sul mondo più realistiche e soddisfacenti.

Le argomentazioni del pensiero astratto, pur seguendo le regole della logica, possono portare a dei paradossi. Per esempio il paradosso di Achille e della tartaruga.

"Achille non raggiungerà mai la tartaruga poiché ogni volta che Achille raggiunge la posizione in cui era la tartaruga un istante precedente la tartaruga avrà percorso, nel frattempo, una nuova distanza."

L'esperienza ci dice che Achille in realtà raggiunge tranquillamente la tartaruga ed anzi la supera ma il paradosso sussiste nel ragionamento logico mostrando una forza persuasiva sconcertante.
Il pensiero meccanico invece non produce mai alcun paradosso.

Consideriamo una macchina che dica: io mento.

Non ci sarebbe nulla di paradossale in questo in quanto la macchina esegue un processo possibile senza alcuna struttura semantica sottostante.
La frase sarebbe il risultato di una elaborazione automatica dovuta a processi che possono essere eseguiti oppure no.
Sostanzialmente, supponendo che la macchina possa comprendere ciò che dice, essa sarebbe nell'impossibilità di affermare una tale frase.

La macchina potrebbe bloccarsi o entrare in un ciclo senza fine ma in ogni caso il suo comportamento sarebbe determinato da processi consistenti. Un uomo può affermare la frase "io mento" e può farlo con piena consapevolezza di proferire una frase auto-contraddittoria. Un indovinello illustra abbastanza bene come procede il ragionamento quando entrano in causa criteri assoluti.

L'indovinello consiste nel formulare una domanda per stabilire quale strada prendere in prossimità di un bivio.

"Vi sono due persone a cui è possibile formulare la domanda, una mente sempre e una dice sempre la verità ma non si sa quale dei due mente."

La domanda da formulare è la seguente: se chiedessi all'altra persona che strada devo prendere cosa mi risponderebbe? La risposta alla domanda è sempre falsa, infatti la persona che dice la verità riporterebbe fedelmente la menzogna dell'altro, e la persona che mente mentirebbe riportando la risposta dell'altro. Quando entrano in ballo degli assoluti si creano strani effetti logici. La creazione di un assoluto è una astrazione che non può essere confermata dall'esperienza fenomenica.

Dopo aver osservato che i corvi sono neri potrei trarre la conclusione che tutti i corvi sono neri; ma un corvo bianco rimane comunque una possibilità nell'esperienza futura.
Dopo aver osservato che i corpi cadono potrei concludere che tutti i corpi cadono; ma potrebbe succedere che il corpo entri in orbita e non cada.

La collezione di esperienze positive per quanto numerosa non può fornire la certezza dell'universalità del dato dell'esperienza. Una sola esperienza contraria può invece demolire una intera teoria. La creazione dei concetti è il primo passo per il ragionamento logico.
Il concetto si produce tramite l'isolamento e la manipolazione di parti significative delle rappresentazioni in memoria.
L'individuazione di un particolare comune ad una collezione di esperienze può costituire un primo criterio di generalizzazione.

La ricerca dell'essenza di un fenomeno procede di pari passo con la ricerca di costanti od invarianti presenti nella rappresentazione.
Va da sé che la possibilità di individuare invarianti dipende anche dalla struttura di base in cui le informazioni vengono rappresentate.

In questo senso esiste un "a priori" dell'esperienza.
Le caratteristiche funzionali proprie della macchina pensante sono determinanti per le prestazione logiche della macchina stessa.
Riconoscere che i processi avvengono nel tempo significa riconoscere al tempo un senso assoluto a priori.
La struttura stessa dei processi avviene secondo la logica di causa ed effetto, riconoscere questo fatto significa attribuire al paradigma di causa ed effetto un ruolo centrale nel ragionamento logico.

Molto spesso il ragionamento non si cura del rigore logico.
Un fatto particolare e marginale può portarci a trarre conclusioni inaspettate ed originali e a volte controintuitive.
Il ragionamento effettuato su simboli può portarci a conclusioni che si realizzano in un ambito molto più vasto.
La capacità di prestare attenzione ai simboli costituisce una potente modalità di ragionamento, i simboli carichi di significato realizzano ciò che procedendo analiticamente sarebbe estremamente arduo trovare.

Il simbolo riassume in sé un intero corpo di conoscenze e riferimenti. Eventi rari ma particolarmente significativi possono colpire la nostra immaginazione e guidarci verso la costruzione di teorie esplicative particolarmente innovative ed interessanti. Le categorie e i concetti che creiamo possiedono una base percettiva. Per esempio il colore blu è distinto dal colore rosso sulla base di una differenza di percezione.
La differenza tra il blu e il rosso risiede nella diversa frequenza d'onda della radiazione elettromagnetica in cui entrambi consistono.
Ma con la parola blu non intendiamo una unica frequenza ma una intera gamma di frequenze. La differenza tra il blu e il rosso ha origine nella fisiologia dell'occhio ancor prima che in qualsiasi struttura concettuale.

Esiste una particolare economia di scala che governa la fisiologia della percezione, automaticamente la struttura dell'organo seleziona classi di eventi e associa insiemi di stimoli.
Il processo di astrazione ha origini molto radicate nella natura degli organi di senso, il processo di classificazione degli stimoli avviene molto presto nella catena di trasmissioni a cui i segnali sono soggetti.
Ancor prima dell'intervento di qualsiasi processo intenzionale le informazioni provenienti dal mondo esterno vengono elaborate e selezionate per strutturare classi che saranno alla base del ragionamento astratto.

La realtà viene immediatamente sezionata ed analizzata fin dal primo istante percettivo.
Il meccanismo per cui l'oggetto si staglia sullo sfondo non è ancora ben compreso e notevoli sono gli sforzi dei ricercatori per poterlo simulare a calcolatore, ma presumibilmente questo effetto si ottiene grazie al lavoro di generalizzazione che l'organo di senso effettua già nelle prime fasi di percezione degli stimoli visivi.
La capacità di individuare costanti ed uniformità è una proprietà diffusa per tutto il sistema nervoso in generale.

Questa capacità di astrazione che comincia negli organi di senso prosegue con tutta la propria potenzialità nel sistema nervoso centrale. Il cervello è un potente selezionatore di stimoli e di idee. Il processo di astrazione procede su vari livelli e in particolare ad un certo punto si arriva ad un livello elevato a cui fariferimento il pensiero.

Quando ci riferiamo a categorie astratte facciamo riferimento a questo livello che rappresenta la cima della catena di generalizzazioni. Il pensiero intenzionale cosciente procede per propria natura facendo riferimento ad un corpo di concetti elementari che si formano in maniera automatica ed inconscia.

Tale processo di astrazione non possiede un limite proprio ma procede tranquillamente verso ciò che chiamiamo l'assoluto. Il pensiero meccanico è in grado dato un evento iniziale di associarne altri in una lunga catena di riferimenti causali. Il processo di stimolazione in successione di centri nervosi si configura con modalità molto simili ad un processo automatico.

Se stimolata da una debole corrente elettrica la zampa della rana si muove anche se l'organismo è ormai morto. L'aspetto qualitativo importante e sorprendente del sistema nervoso umano risiede nella sua globalità ed armonia.
Se trasmettiamo in maniera caotica informazioni lungo un canale di trasmissione il risultato non è la sintesi ma il caos più assoluto.

Nell'organismo avviene un processo di sintesi ad ogni passo della trasmissione attraverso il sistema nervoso.
Un singolo neurone non è in grado di sintetizzare alcunché ma gruppi di neuroni possono interagendo tra loro produrre un effetto di sintesi.
Non solo i singoli neuroni sono importanti ma anche i rapporti reciproci.

Le prestazioni del tutto sono superiori alla somma delle singole parti.
In presenza di un flusso di energia in stati lontani dall'equilibrio si realizzano configurazioni che sono stabili.
Un uomo può avere presenti nella memoria a breve una decina di concetti contemporaneamente, oltre i quali la mente non riesce più a controllare il flusso logico del pensiero.

In sistemi caotici lontani dall'equilibrio i fattori che intervengono possono essere moltissimi; si parla di fenomeni legati alla complessità.
I sistemi complessi hanno spesso comportamenti controintuitivi, mentre possono mostrarsi indifferenti alle variazione di molti parametri possono viceversa essere particolarmente sensibili ad alcuni parametri specifici di difficile individuazione.
I sistemi complessi possono mostrare un miglioramento nel breve periodo in relazione ad alcune strategie di intervento ma risultare peggiorati nel lungo periodo.
I sistemi complessi presentano comportamenti non lineari difficilmente interpretabili in un unico modello mentale.

Un altro aspetto ingannevole è che spesso i sistemi complessi presentano comportamenti apparentemente semplici. In realtà non si tratta di cause ed effetti, ma di sintomi concomitanti, la cui origine deriva da dinamiche interne del sistema. È evidente che cercare di sfruttare questa correlazione è del tutto inutile.
I sistemi complessi contengono meccanismi interni che producono il comportamento indesiderabile osservato.

Quando si cerca di eliminare un determinato problema da un sistema, è totalmente inutile combattere semplicemente il sintomo. Esso si manifesta come prodotto di dinamiche profondamente radicate nel sistema, e sono queste cause su cui bisogna agire. Agire solo sulle loro conseguenze non porta ad alcun risultato: bisogna scoprire i meccanismi che generano l'effetto indesiderato e cercare di intervenire su di essi, in modo che siano loro a dirigere il sistema nella direzione voluta. Ecco nel seguito ventotto regole pratiche per affrontare la complessità.

Nel corso degli anni, lo studio dei sistemi ha (non troppo sorprendentemente) convalidato molte "regole pratiche" della tradizione popolare. Ecco una collezione di linee-guida che vorrebbero rappresentare una sorta di moderna "saggezza popolare sistemica".
Queste regole non hanno valore assoluto; tuttavia danno un'utile visione generale del comportamento dei sistemi complessi (e, in qualche modo, del nostro mondo).

1.Tutto è connesso con tutto.

Nel sistema-mondo in cui viviamo, tutti i sistemi si sovrappongono e si influenzano vicendevolmente. Non si può trattare un singolo sistema senza tener conto di questo.

2.Non si può mai fare una cosa sola.

Ogni azione si riverbera in tutto il sistema, dando sempre luogo a qualche conseguenza.

3.Non esiste un "altrove".

Se tutto è interconnesso, non esistono luoghi separati da tutto il resto.

4.Nessuno dà niente per niente.

In un sistema complesso, la "soluzione più economica" è spesso quella che nel lungo periodo finisce per costare di più.

5.La natura sa come fare.

Gli ecosistemi si sono evoluti per milioni di anni, e tutte le loro parti esistono con qualche scopo. Diffidate dalle proposte che propongono l'eliminazione di parti "inutili" di sistemi naturali.

6.Pericoloso non è quello che non si sa, ma quello che si sa.

Quando si agisce su un sistema basandosi su assunti non verificati si rischiano danni molto più grandi rispetto a quando si agisce con la coscienza dell'incertezza.

7.Le "soluzioni ovvie" portano più danni che benefici.

Influenzare un sistema nel modo più ovvio non fa che mettere in atto i suoi meccanismi di resistenza. Ogni intervento sarà infruttuoso; al massimo, dopo moltissimi sforzi, si otterrà un crollo totale del sistema.

8.Cerca i punti sensibili.

Quasi tutti i circuiti di retroazione hanno dei punto deboli; di solito sono i sistemi di controllo. Per modificare efficacemente il comportamento di un sistema bisogna agire sui controlli, non sulla sua struttura.

Per riscaldare una casa è meglio alzare il termostato che accendere un fuoco sul pavimento!

9.Niente cresce per sempre.

Nel mondo reale, anche le crescite esponenziali della retroazione negativa prima o poi si fermano, bloccate da altri fattori.

10.Non combattere la retroazione positiva, ma supporta quella negativa.

Non uccidere i parassiti, supporta i predatori.
"Non combattere il tuo nemico, aiuta i nemici che ha lui".

11.Non controllare i giocatori, cambia invece le regole.

Questo vale specialmente nei sistemi sociali. Costringere la gente a fare qualcosa non funziona mai: bisogna invece creare le condizioni in cui essi lo facciano spontaneamente perché gli conviene.

12.Non fare regole che non si possono applicare.

Le leggi che non vengono fatte rispettare non solo sono inutili, ma diminuiscono l'autorità della legge in generale.
I sistemi che cercano di sovra-controllare i sottosistemi finiscono per indebolirsi.

13.Non esistono soluzioni semplici.

I sistemi reali sono molto complessi. Le vere soluzioni richiedono sempre una valutazione del loro impatto sul sistema in generale.
Le soluzioni "semplici e rapide" non funzionano mai.

14.La buona volontà non basta.

In un mondo complesso, le buone intenzioni e la moralità non sono sufficienti a trovare soluzioni che funzionano.
Non c'è nulla di più deprimente del causare un disastro con un tentativo in buona fede!

15.La moralità dipende dalle buone previsioni.

Non si può giudicare la moralità di un'azione se non si riesce prima a prevederne le conseguenze.

16.Se non si riesce a rendere autosufficiente la gente, l'aiutarla causa più danni che benefici.

Ritardare semplicemente il disastro non fa che aumentarne le proporzioni. In un'ottica più positiva, Ghandi diceva: "se mi dai un pesce mangio per un giorno, se mi insegni a pescare mangio per tutta la vita".

17.Non ci sono soluzioni definitive.

In un sistema in costante cambiamento, a sopravvivere non è il più adatto, ma chi si adatta meglio.
Nel nostro mondo in rapida evoluzione, la soluzione migliore a un problema è spesso quella che, tenendolo a bada, lascia aperto il massimo numero di possibilità per il futuro.

18.Ogni soluzione crea nuovi problemi.

Questo è particolarmente evidente con la tecnologia, i cui prodotti risolvono dei problemi creandone di nuovi.
L'importante è riuscire a prevederli, in modo da fare una scelta consapevole.

19.I sistemi sciolti sono spesso migliori.

I sistemi decentrati sembrano spesso disorganizzati e inefficienti, ma rispetto a sistemi fortemente controllati e centralizzati sono immancabilmente più stabili, flessibili, e sprecano meno energia.

20.Non lasciarti ingannare dai cicli.

La retroazione negativa procede per continui aggiustamenti. Questo crea fluttuazioni nelle variabili di livello, particolarmente se il sistema è poco "rigido". Non bisogna fare l'errore di scambiare queste fluttuazioni per "trends" da proiettare nel futuro.

21.Se la mancanza è un male, lo è anche l'eccesso.

Una soluzione efficace a un problema, quando il problema è stato risolto, finisce spesso per diventare un nuovo problema a sua volta.
Fare molti figli era un buon "rimedio" all'elevata mortalità infantile, ma una volta ridotta la mortalità con la medicina, questo ha causato un'esplosione demografica.
Bisogna sempre vigilare le soluzioni estreme, riportandole su valori ragionevoli quando vanno fuori controllo.

22.Evita il compromesso vuoto.

D'altra parte, ci sono situazioni in cui il compromesso tra due scelte è peggiore di ciascuna delle due scelte.
Occorre esaminare il sistema con attenzione per poter valutare questo.

23.Non fare la fine della rana bollita.

Alcuni sistemi reagiscono quando il cambiamento supera una certa soglia, ma non rispondono alle piccole variazioni. Se si butta una rana in una pentola d'acqua bollente, salterà fuori; ma se si mette in una pentola d'acqua fredda e poi la si scalda gradualmente, la rana si lascierà bollire.
Questa tattica è stata utilizzata da nazioni che hanno sconfitto un nemico indebolendolo gradualmente con una serie di piccoli passi, ciascuno dei quali però "non valeva una guerra".
Un sistema non deve essere ipersensibile ai cambiamenti, ma deve anche saper identificare le serie di piccoli cambiamenti nocivi.

24.Attenzione alle soglie.

La maggior parte dei sistemi cambia gradualmente, ma alcuni reagiscono repentinamente solo oltre una certa soglia.
In qualche caso è una reazione al pericolo della "rana bollita" (vedi sopra); oppure può essere una difesa contro i
"compromessi vuoti". Più spesso questo effetto deriva dal crollo improvviso di un sistema o di un sottosistema, a causa della continua pressione esterna (come nel caso dei colpi di calore).

25.La competizione è spesso cooperazione sotto mentite spoglie.

Nei tribunali, nei parlamenti, nei mercati, nei giochi e in molti altri luoghi del nostro sistema sociale la competizione gioca un ruolo importante. Questa competizione fa parte di un sistema più grande, che nel complesso è cooperativo.
La vera competizione pericolosa è quella in cui una parte cerca di eliminare l'altra: dalle dittature ai monopoli di mercato.

26.I cattivi confini fanno i cattivi governi.

Come regola generale, il sistema che ha la responsabilità su un problema dovrebbe avere sotto il suo controllo tutta l'area interessata da quel problema. (È la logica che porta, per esempio, alla costituzione delle "città metropolitane"). Diversamente si rischia un problema tipo "tragedia dei comuni".

27.Guardati dalla "tragedia dei comuni".

Questo tipo di problema sorge quando dei sottosistemi in cooperazione tra loro sono portati a comportarsi in un modo che è dannoso al sistema complessivo.
La causa tipica è la possibilità di un sottosistema di usufruire di una risorsa comune senza limitazioni e senza dover pagare un costo adeguato.
La soluzione sta o nel dividere la risorsa comune, oppure nel limitarne l'accesso.

28.La lungimiranza ha sempre la meglio.

La soluzione dei problemi nei sistemi complessi richiede sempre tempo. Se aspettiamo che il problema si manifesti prima di reagire, potrebbe non rimanere abbastanza tempo. Da qui la necessità di anticipare i problemi.
Reagire ai sistemi vuol dire essere a loro soggetti; agire per tempo vuol dire avere una possibilità di controllarli.
Chi non prova a crearsi il futuro che desidera, deve accontentarsi del futuro che gli capita.

Nei sistemi complessi spesso non è possibile avere un centro che raccolga tutte le informazioni che entrano in gioco, ma piuttosto si suddivide i centri di controllo su diversi livelli.
La regola empirica da seguire è la seguente: Prendere ogni decisione al livello più basso possibile, ma essere preparati a cedere il controllo a un livello superiore in caso di conflitti.

I sistemi biologici effettuano da soli questo procedimento: la maggior parte delle nostre funzioni corporee sono svolte in modo autonomo e inconscio, lasciando la mente libera per altri compiti. Solo quando qualcosa non va siamo "avvertiti" di porvi la nostra attenzione (per esempio con un dolore).
I sistemi complessi tendono a mantenersi stabili nonostante i cambiamenti ambientali. Questo viene realizzato con dei circuiti di retroazione negativa che traggono informazione dall'ambiente. Maggiore la complessità del sistema, e maggiore può essere la sua stabilità.
I sistemi complessi sembrano sempre avere un comportamento finalizzato, nel senso che le loro dinamiche tendono ad ottenere un determinato stato.

Alcuni sistemi si riprogrammano, adeguando i propri comportamenti in modo da evitare un errore: apprendono dai propri errori. Come per il Caos, anche la complessità ci si presenta oggi come un concetto emergente e denso di significato.
"Complesso" indica qualcosa di molto articolato, di composto di molte parti interagenti tra loro, certo in maniera non banale, in modo cioè che le parti abbiano tutte un certo grado di autonomia l'una dall'altra, ma siano anche dipendenti l'una dall'altra. C'è un nesso tra complessità e Caos? Il caos è forse nient'altro che il frutto della complessità?

Quello che avviene sicuramente in un sistema caotico è che se si esplora lo spazio delle possibili evoluzioni a partire da un insieme ristretto e "semplice" di possibilità iniziali, si ottiene qualcosa di molto complesso, cioè di dotato di molti dettagli e popolato di molte parti e alternative. E' da lì che nasce appunto, l'impossibilità di una previsione. L'universo delle possibili evoluzioni diventa sempre più complesso, man mano che ci si spinge in là con il tempo.

Le parole del linguaggio fanno riferimento a concetti. I concetti e il pensare per concetti fanno parte del capitolo sulla logica; infatti buona parte del processo di ragionamento è basato sulla generalizzazione e sulla istanziazione attraverso concetti.
Il concetto non si esaurisce con la parola che lo esprime, ma non può essere separato dall'utilizzo che se ne fa e dal contesto in cui è definito.
La genesi del concetto è frutto di un processo complesso che non può essere afferrato se non si tiene conto di un sostrato di concetti più semplici che ne stanno alla base fino ad arrivare alla pura percezione.

Dal punto di vista del linguaggio il concetto non si crea ma è un dato di fatto ed anzi esso rappresenta il prerequisito essenziale del discorso. I concetti fanno riferimento a qualcosa (simbolo, immagine, suono,...) di memorizzato su un supporto fisico, in particolare dal punto di vista del pensiero meccanico, il concetto deve riferirsi a insiemi di oggetti che abbiano una precisa collocazione nella memoria.

Da questo punto di vista un concetto si comporta in maniera molto simile ad una chiave di ricerca che a partire da alcuni dati semplici è in grado di recuperare una intera collezione di dati ad essa collegati. I numeri sono una prima fondamentale forma di concettualizzazione, essi sono all'origine della molteplicità; la suddivisione del tutto in parti.
Pensare ai numeri come a proprietà è estremamente difficoltoso in quanto essi sono piuttosto un'etichetta utile a denotare singoli oggetti.

L'uomo costruisce i propri concetti, e quindi il proprio pensiero, sulle sabbie mobili del divenire percettivo. Gli oggetti della cultura non sono connessioni oggettive, ma costruzioni dell'uomo, le costruzioni che egli effettua attribuendo senso all'infinità priva di senso del divenire.
La validità oggettiva della scienza è data dai fatti, ossia da qualcosa che c'è, ma che potrebbe anche non esserci.

Il fatto, la molteplicità diveniente in cui consiste la vita, viene afferrato secondo categorie semplicemente soggettive, categorie che non rappresentano, come invece indicava Kant, le condizioni necessarie di ogni conoscenza, ma che sono i presupposti in cui la nostra conoscenza ha aspettative basate sulla fiducia che il sapere empirico sia una fonte fornita di valore e di senso.

La struttura cognitiva di cui disponiamo è in larga misura determinata dalla memoria genetica, è in tale struttura ereditaria che si costituiscono i processi in grado di percepire il mondo, e in tale senso si verifica l'apriori kantiano, ma in tutto ciò non è possibile rintracciare nulla di veramente definitivo e di assoluto a guida dell'interpretazione dell'esperienza.

La scienza costruisce concetti e giudizi che non sono la realtà empirica, e che neppure la riproducono, ma che consentono di ordinarla concettualmente in maniera valida. Ora si pone un interessante quesito in relazione agli scopi della scienza:
la scienza deve mirare a cogliere la verità definitiva dell'universo oppure deve favorire la sopravvivenza della specie umana?

Mantenere, all'interno del linguaggio scientifico, certe proposizioni invece di altre è solo il risultato di una convenzione adottata per poter conseguire determinati scopi nel lavoro scientifico.
Non esiste una logica assoluta, ma esistono innumerevoli logiche, ognuna delle quali può essere scelta in vista di certi scopi.

Compito della filosofia sarebbe quello di chiarire i problemi che sorgono dagli infiniti giochi linguistici in cui il linguaggio si trova originariamente spezzato e che la filosofia tenta vanamente di ridurre a unità e di depurare dalle sue imperfezioni.

La visione del mistico è orientata ad afferrare il senso originario dell'assoluto e non si cura di fini pratici.
La scienza è invece immanente e nonostante si prefigga di raggiungere la conoscenza delle leggi naturali è costantemente soggetta a pressioni di ordine pratico.
Ogni concezione filosofica è figlia del proprio tempo.

Attualmente le realizzazioni pratiche rese possibili dal progresso della scienza stanno influenzando ed orientando il pensiero filosofico verso una sempre maggiore analisi dell'immanente. L'analisi delle potenzialità del pensiero meccanico ha messo in luce quanto sia possibile costruire e realizzare a partire da processi elaborativi che dispongano di una memoria su cui operare. Tale analisi ha sottolineato quanto del pensiero umano sia riproducibile tramite processi meccanici.

La fisiologia del cervello comincia a dischiudere i propri segreti e, nonostante l'estrema complessità del sistema nervoso centrale, ricercatori nel campo dell'intelligenza artificiale e della neurologia sono riusciti a chiarire e a simulare processi cognitivi di estremo interesse.
Per esempio l'ipotesi di mappe rientranti in grado di creare delle retroazioni tra parti distinte del cervello producendo un effetto di auto elaborazione degli stimoli nervosi.
Si ottiene cioè ciò che si indica come autoreferenzialità.

A poco a poco le macchine acquistano caratteristiche e proprietà sempre più complesse e potenti, e la conoscenza dei meccanismi tramite i quali il pensiero procede divengono sempre più precisi e definiti. Ma l'analisi procede oltre la neurofisiologia per spingersi fino agli aspetti logici e formali tramite i quali il pensiero si esprime.
La possibilità logica del verificarsi di particolari meccanismi di elaborazione delle informazioni può essere studiata anche in ambiti di ricerca molto lontani dalla tipologia di funzionamento del cervello umano.

Per esempio l'analisi che gli informatici hanno prodotto in relazione alle strutture dati è ricca di spunti ed idee relativamente a come l'informazione può essere manipolata da algoritmi automatici. L'idea successiva che anche il cervello debba per forza di cose elaborare delle informazioni che inevitabilmente debbono essere codificate e trasportate si evolve e guida la ricerca specifica negli esperimenti di psicologia cognitiva.

Esperimenti di classificazione e categorizzazione di stimoli a livello psicologico forniscono interessanti spunti per la ricerca di algoritmi ottimali di memorizzazione. L'ipotizzare un processo di codifica delle informazioni percepite dai sensi porta inevitabilmente ad ipotizzare un processo di creazione di categorie fondamentali insite negli organismi biologici che riflettano i vincoli impressi geneticamente.
Il riconoscere che la verbalizzazione procede ad un livello superiore rende conto della frattura che si presenta tra il mondo fenomenico e il mondo delle idee: il mondo platonico non riconosce la propria origine empirica.

Ma il pensiero meccanico partendo dai dati elementari, e non potendone prescindere, mette in luce come ogni piccolo particolare sia collegato a tutti gli altri in una catena di rimandi infinita e come sia possibile costruire concetti a partire dall'analisi e dalla sintesi dei dati stessi.
Trasformazioni da una rappresentazione ad un'altra consentono di immaginare come il senso di un messaggio si possa conservare in un processo di elaborazione complesso.

La melodia di un brano musicale si conserva passando da uno spartito musicale, ai tasti di un pianoforte o ad onde sonore nell'aria.

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